Bruno d'Arcevia

Per avvicinarsi, comprendere ed apprezzare le opere di Bruno d'Arcevia non ci vogliono mediazioni difficili o complicate. La loro fruizione è immediata, esse si impongono subito, all'osservatore più attento rivelano ritmi ed aspetti avvincenti. Se poi vogliamo dare ad esse e al loro autore una "collocazione", da quasi quindici anni essa è stata indicata nella Nuova Maniera Italiana.
 Un movimento che annovera "proposte numerose e diversificate" e che non "opera un semplicistico revival della pittura del '500 o dei secoli successivi" ma intende riappropriarsi della pittura, del suo linguaggio e della sua storia. Un andare "contro corrente", anacronistico, se sì vuole, ma altamente suadente, e moderno, per la fantasia, la spazialità, il dinamismo, la solarità, la metafora.
Della Nuova Maniera Italiana, Bruno d'Arcevia è la "figura leader" iniziale e ne "appare uno dei più significativi interpreti" cui nel corso degli anni, si sono aggiunti altri artisti.
Nelle tele, e in genere nelle opere pittoriche, Bruno d'Arcevia manifesta tutta la sontuosità di cui la pittura è capace esplodendo in una cromia affascinante, in movimenti a volte irrefrenabili e in soluzioni prospettiche ardite che trascinano e catturano l'osservatore astraendolo quasi dalla realtà, preso e coinvolto dallo squarcio della visione o dalla rivelazione improvvisa. Nelle incisioni, l'artista sembra rendere più evidente, se così possiamo dire, il suo linguaggio espressivo.
Le tematiche sono pressoché identiche, frutto di una feconda immaginazione creativa dove il mito e la storia rivivono o ripropongono momenti esaltanti; le tavole incise ad acquaforte rivelano in maniera, diremmo, più didascalica le eccezionali capacità di disegnatore di Bruno d'Arcevia.
I segni fluiscono e si modulano sulla lastra di zinco o di rame, pacati e precisi; la composizione si distende, i movimenti si intrecciano, le figure si riappropriano della loro possente corporalità in uno spazio che sembra essere senza tempo. "La sensualità delle figure e degli oggetti" espressa da una maestria tecnica ed estetica sa attrarre li sguardo e l'immaginazione. E' l'attrazione esercitata dalle tele con i loro colori e dalle tavole incise generate dalle lastre "delineate" dai segni dell'artista e trattate poi dalle morsure del maestro incisore e dagli inchiostri dello stampatore.
Bruno d'Arcevia ha "delineato" queste tavole, Alberto Ribichini le ha "incise" e stampate nella sua officina-romitorio di Castelplanio Stazione.
Una collaborazione creativa ed in perfetta sintonia.
I segni sulla lastra, quali piccoli e delicati solchi sul terreno, hanno fatto il "miracolo", hanno fatto nascere immagini fantastiche e fascinose, ricche di grazia e di eleganza, partorite da un artista che sempre identico a se stesso riesce in continuazione a sorprendere, catturare ed avvincere.


 

Riccardo Ceccarelli   (tratto da: Bruno d'Arcevia, Incisioni, Stamperia d'Arte Ribichini, Castelbellino, 1997)
 

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